Se mai uno mi domandasse cosa è la psicoterapia, lo rimanderei ad una delle definizioni mediche riportate sul dizionario, oppure oserei dire che è una pratica finalizzata ad alleviare uno stato di sofferenza psichica, di fragilità, di insoddisfazione, o, in ultima, mi affiderei alla spiegazione di un professionista.
Posso solo tentare di spiegare, invece, cosa ha spinto me a varcare quella soglia sconosciuta oltre 2 anni fa e raccontare la storia del mio percorso psicoterapeutico che, nato come esigenza di aiuto in un momento buio, si è rivelato poi un percorso di cambiamento personale.

Tutti vogliono essere felici, ma quello che io cercavo a quel tempo era quantomeno di essere serena dopo anni di turbolenze affettive e massicce dosi punitive.
Volevo uscire di casa leggera e vivere nel mondo come tutti gli altri, ero come un aereo in avaria: avevo un assoluto bisogno di scaricare il combustibile per consentirmi un atterraggio di emergenza. Questo oltre alla diagnosi di un tumore assolutamente imprevisto, assolutamente inatteso, operato ma ad oggi ancora instancabilmente vagante, affezionato al mio corpo in cui sembra aver stabilito fissa dimora.

Ecco dunque che, toccato il fondo, la certezza che quel che mi rimaneva della vita, breve o lunga che potesse mai essere, era ancora pieno di partite da giocare.
Perché a volte è la consapevolezza della disperazione a spingerti a chiedere aiuto, perché da solo non ce la puoi fare, perché il vortice ti risucchia sempre più sotto e poi, arrivati alla fine, finalmente hai la lucida sensazione di non aver sfruttato a dovere le occasioni e di voler risalire.
Perché non vuoi più che i pensieri continuino a ronzare nella testa, inarrestabili, rumorosi, le sensazioni sempre più dolorose, e non ne puoi più di consigli e consiglieri.
Quando mi sono imbattuta nell’aforisma “Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto approdare” ho capito che era il momento di tornare alla vita.

La scelta del terapeuta giusta può essere affidata al caso, al passaparola o frutto di una ricerca specifica. Trovarsi bene è importante ma fidarsi lo è ancora di più. È importante non perdere subito la fiducia, lo sconforto di non percepire un benessere immediato è esasperante, l’aspettativa di stare meglio nel breve termine è tale che, quando non succede, vorresti rinunciare.

La terapia può raggiungere punte molto alte di intensità, a volte non ci si sente a proprio agio e si portano allo scoperto emozioni sconosciute e represse. Fare i conti con dolori sconosciuti che si sommano a dolori sedimentati può sembrare un carico troppo pesante da sopportare. Poi, con il tempo e la pazienza, i nodi cominciano ad allentarsi, l’aria a rifluire libera nei polmoni.
E ricominci a vivere!!!!

Perché la vita è bellissima anche se a volte ti tira giù” (L. Carboni)