Se dovessi descrivere quello che è stato per me il percorso di terapia con una parola, parlerei di sfumature.
Non è qualcosa che cambia tutto in modo improvviso o evidente, non vai a letto la sera e ti svegli la mattina che è tutto “risolto” (anche se così sarebbe più facile, ma meno bello). La terapia è piuttosto un movimento lento, fatto di piccoli spostamenti, di dettagli che all’inizio possono sembrare invisibili. Talmente invisibili che a volte fai fatica persino a credere che esistano.
Ci sono momenti in cui qualcosa si muove appena, in cui cambia il modo in cui guardi una situazione, o riesci a dare un nome a una sensazione che prima era confusa.
E anche se è poco, è già qualcosa.
È un segnale.
È un primo passo.

All’inizio, però, io questa cosa non riuscivo proprio a farla. Era tutto buio. Cercavo cambiamenti più chiari, concreti, quasi “misurabili”. E quando non li trovavo, avevo la sensazione che non stesse succedendo abbastanza, come se tutto fosse sempre uguale.
Con il tempo ho capito che il punto non era cercare qualcosa di grande, ma imparare a riconoscere ciò che era piccolo. E che proprio lì stava succedendo il cambiamento.

Non è stato facile.
Intraprendere un percorso di terapia richiede fatica, impegno, e la volontà di mettersi in discussione. Significa accettare che le cose possano non andare come avevi previsto, e che la strada per stare meglio non sia quella che avevi immaginato.
Per me, che avevo bisogno di controllare tutto, di sapere sempre cosa sarebbe successo dopo e che facevo fatica a stare nell’attesa, accettare di non sapere e fidarmi è stato uno dei passaggi più difficili.

Anche le sedute non sono state tutte uguali. Ci sono state settimane in cui quell’ora era lo spazio che aspettavo di più: un luogo sicuro, in cui potevo fermarmi davvero e parlare senza paura. Il tempo volava e sembrava che tutto finisse subito.
Altre volte, invece, arrivava con un peso. Sapevo che avrei toccato qualcosa di scomodo, e non era facile entrarci. In quelle sedute il tempo sembrava non passare mai.
Col tempo ho capito che anche questo faceva parte del percorso.
Ho capito che ogni seduta aveva un senso, anche quando era difficile restarci dentro. E che spesso proprio quelle più faticose erano anche le più utili.
Piano piano, quelle sfumature che all’inizio non vedevo hanno iniziato a prendere forma. All’inizio era come una scala di grigi, a volte più scura, a volte un po’ più chiara.
Poi, lentamente, sono tornati anche i colori. Non sempre, non tutti insieme, ma abbastanza da accorgermi che qualcosa stava cambiando.
Non è un percorso lineare. Ci sono ostacoli, momenti di fatica, a volte anche passi indietro. Ma non sono fallimenti: servono a fermarsi, a capire meglio, a costruire basi più solide. È un percorso faticoso e in salita, ma è un percorso bello: un po’ come quando si arriva sulla cima di una montagna dopo ore di cammino e si gode di un panorama mozzafiato.

Intraprendere questo percorso è stato prima di tutto una sfida con me stessa. Una scelta fatta in un momento della mia vita difficile da accettare e da capire, che aveva creato dentro di me un senso di disequilibrio. È stato lì che ho capito che avevo bisogno di fermarmi e di capire che direzione prendere.
Per me la terapia è stata un luogo sicuro. Uno spazio senza giudizio, fatto di ascolto, supporto e presenza. Un posto in cui poter portare anche le parti più fragili.
Non è sempre stato semplice, e non lo è nemmeno oggi in ogni momento. Ma se mi guardo indietro, so che è stata una delle scelte più importanti che potessi fare.
E forse la cosa più importante che ho imparato è questa: non serve avere tutto chiaro per iniziare. A volte basta fare un passo.
E, passo dopo passo, non solo le cose cambiano, ma inizi anche ad avere degli strumenti per affrontarle da sola, con più consapevolezza, più fiducia e, finalmente, un po’ più di equilibrio per poter navigare da sola in mare aperto.

Per concludere se dovessi dire qualcosa a chi sta pensando di iniziare, direi questo: ne vale la pena. Sempre.
Anche quando è faticoso, anche quando sembra che niente stia cambiando, anche quando si ha la sensazione di andare indietro. Perché anche quei momenti fanno parte del percorso.