
Quando l’ansia diventa un problema?
L’ansia appartiene all’esperienza umana. È una condizione che tutti possiamo incontrare in alcuni momenti della vita, soprattutto quando ci troviamo di fronte all’incertezza, a un cambiamento o a qualcosa che sentiamo di non poter controllare.
Ci sono momenti, però, in cui l’ansia diventa così intensa da occupare gran parte dello spazio interiore. Il corpo si tende, il pensiero si affolla o, al contrario, sembra bloccarsi. Compare una sensazione di pericolo difficile da spiegare e la persona può iniziare a vivere nella paura che qualcosa possa accadere.
Nell’attacco di panico questa esperienza raggiunge un’intensità ancora maggiore.
Quando il corpo parla
Come riconoscere un attacco di panico?
Il cuore accelera, il respiro cambia, possono comparire sudorazione, vertigini, tremori, formicolii o una sensazione di oppressione. Ma ciò che rende l’attacco di panico così angosciante non è soltanto quello che accade nel corpo.
La persona può avvertire un vero e proprio blocco del pensiero: non riesce più a comprendere ciò che sta accadendo e la paura diventa così intensa da non poter essere contenuta, organizzata e trasformata in pensiero. È come se, per alcuni istanti, venisse meno la possibilità di dare un significato alla propria esperienza. La paura prende il sopravvento e travolge.
Si può avere la sensazione di perdere completamente il controllo del proprio corpo e della propria mente, fino a vivere un’angoscia che può essere percepita come paura di impazzire, di morire o di non riuscire più a tornare come prima.
L’ansia non è soltanto un sintomo da eliminare
Da una prospettiva psicodinamica, l’ansia non viene considerata esclusivamente come qualcosa da cancellare il più rapidamente possibile. Il sintomo può essere anche l’espressione di qualcosa che la persona non riesce ancora a rappresentare attraverso le parole e il pensiero.
Un conflitto, una separazione, una perdita, una trasformazione della propria vita, emozioni difficili da riconoscere o esperienze che non hanno ancora trovato una possibilità di elaborazione possono manifestarsi attraverso il corpo e l’angoscia.
Per questo diventa importante non fermarsi soltanto alla domanda:
“Come faccio a non avere più ansia?” ma provare gradualmente a chiedersi:
“Che cosa sta cercando di esprimere questa ansia nella mia vita?”
Dare parole all’angoscia
Nel pensiero dello psichiatra Eugenio Borgna, l’esperienza dell’angoscia non può essere compresa limitandosi alla descrizione dei sintomi. Occorre avvicinarsi al mondo interiore della persona, alla sua storia, alle sue emozioni e al significato che quella sofferenza assume nella sua esistenza. È proprio qui che la relazione terapeutica può diventare uno spazio importante.
Ciò che inizialmente viene vissuto soltanto come paura, agitazione o sensazione corporea può progressivamente essere riconosciuto, nominato e pensato. L’esperienza che prima travolgeva la persona può così diventare qualcosa di cui è possibile parlare.
La paura che possa succedere di nuovo
Dopo un attacco di panico può comparire un’altra forma di sofferenza: la paura della paura.
La persona comincia a interrogarsi continuamente sui segnali del proprio corpo: “E se succedesse ancora?”.
Può iniziare a controllare il battito cardiaco, il respiro, le sensazioni fisiche oppure evitare luoghi e situazioni nei quali teme di non poter ricevere aiuto. A poco a poco la propria vita può restringersi. Si rinuncia a un viaggio, a un luogo affollato, a guidare, a prendere un mezzo pubblico o semplicemente ad allontanarsi da ciò che viene percepito come sicuro.
Non è più soltanto l’attacco di panico a generare sofferenza: è l’attesa che possa ripresentarsi.
La psicoterapia per ansia e attacchi di panico
Un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio nel quale comprendere non soltanto come si manifesta l’ansia, ma anche quale significato possa assumere nella storia personale.
L’obiettivo non è semplicemente controllare il sintomo, ma aiutare la persona a recuperare progressivamente la possibilità di riconoscere e pensare ciò che sente.
Quando l’angoscia può essere accolta all’interno di una relazione e trasformata in parole, ciò che prima appariva incomprensibile può cominciare ad acquistare un significato. E proprio la possibilità di dare un significato alla propria esperienza può rappresentare l’inizio di un cambiamento.
Quando può essere utile rivolgersi a uno psicoterapeuta?
È importante rivolgersi a uno psicoterapeuta quando i sintomi dell’ansia diventano “ostacolo” alla vita quotidiana. In quel momento la psicoterapia può essere uno spazio per ritornare a se stessi, per ripartire e ritrovarsi.
Dott. Patrizia Casara
Psicologa, psicoterapeuta.
Riferimento bibliografico:
Borgna, E., Le figure dell’ansia, Feltrinelli, Milano
Se l’ansia o gli attacchi di panico stanno limitando la tua quotidianità, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere ciò che stai vivendo. Per conoscere il percorso proposto dallo Studio Clinico Alisei o richiedere un primo colloquio, contattaci.


